La sentenza DEL CdS 4513 del 1-6-22 non lascia spazio ad interpretazioni. Spieghiamola BENE!

Qualcuno sembra non saper leggere e quel che è paggio è che si lascia andare a infondate interpretazioni di una sentenza del Conglio di Stato che ne racchiude ben 20 provenienti dal TAR Lazio per similitudine ed attinenza!

Facciamo ordine, si, l’ordine è necessario ai fini della corretta informazione.

Quando il Consiglio di Stato scrive e si pronuncia su una lite, ricostruisce i fatti in UNA CRESCENTE CRONOLOGIA CONSEQUENZIALE DI FATTI CONCRETI. Nel caso di specie, i ricorrenti sono stati alcuni Massofisioterapisti non in possesso dei requisiti per accedere all’elenco speciale c\o gli ordini dei TSMR-PSTRP e quindi hanno impugnato il Decreto Ministeriale ATTUATIVO DI UNA NORMA PRIMARIA che appunto istituiva tale elenco speciale ad esaurimento.

Sia il Ministero della Salute che gli ordini TSRM-PSTRP sono stati intimati dal giudice del TAR a chiamare per pubblici proclami ATTRAVERSO I LORO CANALI i controinteressati, cioè quei Massofisioterapisti già iscritti all’elenco speciale ad esaurimento, per il semplice motivo che poteva verificarsi un grave danno nei loro confronti se quei Massofisioterapisti non iscritti avessero avuto ragione in giudizio.

Circa Settecento iscritti all’elenco speciale si costituiscono come CONTRORICORRENTI, cioè contro quei Massofisioterapisti che volevano annullare il Decreto Ministeriale ATTUATIVO DI UNA NORMA PRIMARIA del 9-8-2019.

Passando dal TAR LAZIO, che da ragione ai controricorrenti, si approda al giudizio finale del Consiglio di Stato di cui stiamo scrivendo.

La cronologia del Consiglio di Stato è stata minuziosa ma trattandosi appunto di cronologia per tale via và implementata e soprattutto applicata dalla pubblica amministrazione…

La sentenza scorre “facilmente” fino al punto 8 dove il Consiglio di Stato deve affrontare una Norma di Legge che oggettivamente rettifica o se volete, porta al giudizio finale, tutti i punti precedenti: la Legge 145/2018 art. 1 comma 537.  Cosa si legge dal punto 8 in poi, analizziamolo: (le aggiunte in colore rosso sono di Nostro pugno per aiutarvi nella comprensione, il grassetto è aggiunto ma è scritto nella sentenza). Andiamo:

8. È all’interno di tale contesto regolatorio che si innesta la previsione della già citata legge di bilancio 2019 (id est L. 145/2018) nella parte in cui ha previsto l’istituzione di elenchi speciali ad esaurimento per coloro che svolgano o abbiano svolto un’attività professionale in regime di lavoro dipendente o autonomo, per un periodo minimo di 36 mesi, anche non continuativi, negli ultimi 10 anni.

8.1. E nel solco di tale obiettivo di regolarizzazione si colloca, altresì, il D.M. del 9 agosto 2019 che, oltre a istituire 17 elenchi speciali ad esaurimento per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo di specifiche e ben individuate professioni sanitarie, ha al contempo disposto, con una disposizione autonoma contenuta nell’art. 5, l’istituzione presso gli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione anche dell’elenco speciale ad esaurimento dei massofisioterapisti il cui titolo è stato conseguito ai sensi della legge n. 403 del 1971. Ai fini dell’iscrizione nell’elenco speciale in questione, si applicano le medesime disposizioni previste per gli altri elenchi speciali ad esaurimento, con la precisazione però che l’iscrizione in argomento non comporta di per sé l’equipollenza o l’equivalenza ai titoli necessari per l’esercizio delle professioni di cui all’art. 1, comma 1.

8.2. E’ evidente l’intento, anzitutto, del legislatore di salvaguardare – in uno alle esigenze di continuità e di funzionalità dei servizi sanitari – le aspettative di tutti quegli operatori che, nel travagliato periodo di attuazione e completamento del processo di riforma delle professioni sanitarie, avevano esercitato la propria attività in coerenza con l’abilitazione conseguita nella vigenza della preesistente disciplina acquisendo sul campo l’esperienza necessaria ad assicurare il medesimo standard di conoscenza e di abilità ordinariamente maturato all’esito del percorso di formazione tracciato dal nuovo regime giuridico.

8.3. E la stessa missione assolve l’istituzione per i massofisioterapisti dell’elenco speciale ad esaurimento di cui all’art. 5 vieppiù reso necessario dalla lunga vicenda normativa e interpretativa innanzi riepilogata che, dopo una momentanea collocazione tra le “professioni sanitarie non riordinate”, ha visto il conclusivo approdo del massofisioterapista tra gli “operatori di interesse sanitario”. (Però, un però grosso come una casa!) Come già affermato da questa Sezione la previsione della legge di bilancio 2019, nell’ammettere l’iscrizione nei predetti elenchi speciali solo a chi abbia esercitato l’attività professionale per almeno trentasei mesi negli ultimi dieci anni, di fatto consente l’iscrizione solo a chi vanti un titolo conseguito non più tardi del 2015, avendo iniziato il corso di formazione triennale non più tardi dell’anno formativo 2012/2013, quando il massofisioterapista era qualificato come “professione sanitaria non riordinata” anche nella classificazione pubblicata dal Ministero della Salute (cfr. Cons. St., sez. III, 16 novembre 2021 n. 7618).

8.4. Non ha, dunque, pregio il costrutto giuridico attoreo nella parte in cui si contesta il presunto disallineamento, in parte qua, del D.M. impugnato in prime cure rispetto alla legge n. 145 del 2018, da cui deriverebbe il contestato vizio di carenza di potere.

Sul punto il Collegio osserva che, come correttamente evidenziato dal giudice di prime cure, il D.M. impugnato si dispiega in senso conforme all’art. 1, commi 537 e 538, della legge n. 145 del 2018, oltreché nel solco delle coordinate normative già tracciate dai processi di riforma sopra passati in rassegna.

8.5. Giova qui, infatti, ribadire che l’approdo del lungo e complesso iter di riforma che ha interessato il profilo professionale in argomento, come già sopra anticipato, non ha del tutto eliminato dall’ordinamento la figura del massofisioterapista, avendone unicamente favorito la trasmigrazione dalla categoria giuridica di “professionista sanitario” a quella di “operatore di interesse sanitario”.

Muovendo da siffatta premessa, deve dunque qui precisarsi che gli interventi regolatori da ultimo menzionati involgono esclusivamente l’attitudine del diploma in questione (sarebbe chi possiede un diploma che gli ha permesso di iscriversi all’ elenco speciale), conseguito ai sensi della legge 19 maggio 1971, n. 403, a reggere, in via eccezionale e ad esaurimento, l’esercizio di attività già ricadenti nel distinto ambito delle professioni sanitarie e che, però, da tempo richiedevano una formazione diversa di livello universitario. (professione sanitaria non più operatore di interesse sanitario)

8.6. L’effetto innovativo che si riconnette alle previsioni normative qui in rilievo, e sempreché sussistano le condizioni previste dall’art. 5 del D.M. del 9.8.2019, si risolve, dunque, nell’ampliamento dell’ordinaria attitudine abilitativa del diploma di massofisioterapista (parliamo di quello iscritto all’elenco speciale) siccome implementata, rispetto alle possibilità connesse allo status di operatore di interesse sanitario, nella sua capacità di intercettare ancora, e in via eccezionale, gli sbocchi professionali già garantiti nel previgente ordinamento a tale figura professionale.(È ovvio che il Massofisioterapista nel previgente ordinamento faceva fisioterapia come da DM 27/07/2000.)

8.7. Nella suddetta prospettiva di “sanatoria”, inevitabilmente rivolta al passato, il legislatore ha inteso, dunque, regolarizzare, conciliandola con le esigenze di tutela della salute, la professionalità acquisita sul campo da quei massofisioterapisti che potevano vantare una vasta esperienza lavorativa, conseguente all’esercizio di un’attività professionale svolta in piena autonomia e in un periodo storico che, a cagione delle incertezze indotte dalla sopra ricostruita stratificazione dei processi di riforma, aveva ingenerato legittimi affidamenti sulla ampiezza abilitante del titolo in argomento.

BENE ORA ABBIAMO CHIARITO QUESTI “PICCOLI” DETTAGLI…

ORA ATTENDIAMO CON SERAFICA PAZIENZA CHE IL MASSOFISIOTERAPISTA AI SENSI DELLA NORMA PRIMARIA (L. 145/2018 ART.1 COMMA 537 E SUCCESSIVO DECRETO ATTUATIVO D.M. 9-8-2019, SIA LEGITTIMAMENTE RIPORTATO NEL SITO WEB DEL MINISTERO DELLA SALUTE NELLA PAGINA DELLE PROFESSIONI SANITARIE E NON PIÙ NELLA PAGINA DEGLI OPERATORI DI INTERESSE SANITARIO E DELLE ARTI AUSILIARIE DELLE PROFESSIONI SANITARIE.

ORA LA CONSOLIDATA GIURISPRUDENZA NON LASCIA DUBBI. LASCIAMO PURE CHE A QUALCHE FISIOTERAPISTA VENGA IL “MAL DI PANCIA”, PASSA IN UN ATTIMO, ALTRIMENTI, FORSE, A MIA PERSONALE OPINIONE, LA CORTE DEI CONTI, POTREBBE INGENERARE ALTRI TIPI DI MAL DI PANCIA; COLICHE…

 

 

Giustizia è fatta! Dopo 10 anni di lotte il Consiglio di Stato afferma che…

Abbiamo il piacere di comunicarvi che il Consiglio di Stato, con la sentenza 4513 del 1° giugno 2022, ha rigettato la tesi del Ministero della Salute, secondo cui l’elenco di cui all’art. 5 del D.M. del 9.8.2019 non sarebbe attuativo dell’art. 1 della legge 145/2018, in quanto avrebbe solo finalità “statistiche”, nonché gli appelli promossi dai massofisioterapisti privi del requisito dei 36 mesi di esperienza prima del 1° gennaio 2019.

Il Consiglio di Stato  -aderendo pienamente alla tesi  F.I.MFT.-  ha infatti confermato che  l’art. 1 della L. n. 145/2018, pur abrogando l’articolo 1 della legge n. 403 del 1971, con conseguente dequotazione della figura dei massofisioterapisti da professionisti sanitari a meri operatori di interesse sanitario, ha fatto salvo il diritto ad esercitare la professione sanitaria di tutti i Massofisioterapisti iscrittisi ai corsi professionali entro l’a.s. 2012/2013, che, avendo conseguito il diploma entro il 2015, hanno potuto maturare 36 mesi di esperienza lavorativa entro il 2018 .

Questi ultimi hanno infatti mantenuto l’abilitazione all’esercizio della professione sanitaria in virtù dell’iscrizione all’elenco speciale ad esaurimento di cui al DM. 9 agosto 2019, approvato ai sensi dell’art. 4, comma 4 bis, della L. n. 42/99 (introdotto dalla l. n. 145/18).

Il Consiglio di Stato ha chiarito che “8.8 … Non può, dunque, essere revocato in dubbio come il D.M. del 9.8.2019 tragga il suo DIRETTO FONDAMENTO dalle previsioni normative di rango primario compendiate NELLA LEGGE 145/2018.  8.9. Né a diverse conclusioni può condurre la circostanza, di per se stessa anodina, dell’autonoma COLLOCAZIONE DELLA DISPOSIZIONE SUI MASSIOFISIOTERAPISTI ALL’INTERNO DI UN ARTICOLO, L’ART. 5 DEL D.M. 9.8.2019, diverso da quello dedicato alle “altre” professioni sanitarie: tanto deriva dalla circostanza che la figura qui in rilievo non è stata riordinata quale professione sanitaria, … non può però negarsi che nell’originario impianto regolatorio tale figura fosse allineata alla categoria tipologia delle professioni sanitarie di guisa che il mantenimento di una disciplina comune nei limiti suindicati, e volta a superare un arco temporale segnato da normative non sempre chiare e intellegibili, ha un FONDAMENTO LOGICO E DI GIUSTIZIA SOSTANZIALE. Resta, dunque, confermata L’OMOGENEITÀ DEGLI INTENDIMENTI CHE HANNO GOVERNATO LA SCELTA DEL LEGISLATORE: istituire gli ELENCHI speciali ad esaurimento DELLE PROFESSIONI SANITARIE per coloro che non avessero il nuovo titolo abilitante, ma una qualificata esperienza maturata in conformità all’originario titolo e garantire continuità operativa anche a quei massofisioterapisti parimenti non più legittimati in base al solo diploma ad esercire un’attività avente in passato la dignità di PROFESSIONE SANITARIA, ma al contempo qualificati sul campo da una vasta esperienza acquisita in coerenza con le possibilità professionali garantite dal pregresso ordinamento.”

In altre parole i massofisioterapisti sono stati inseriti nel distinto elenco di cui all’art. 5 non certo perché – come erroneamente affermato dal Ministero della Salute – non avessero conservato la qualifica di professionisti sanitari, bensì unicamente perché la loro professione sanitaria non era stata riordinata.

Invero “8.5. … l’approdo del lungo e complesso iter di riforma che ha interessato il profilo professionale in argomento, come già sopra anticipato, non ha del tutto eliminato dall’ordinamento la figura del massofisioterapista, avendone unicamente favorito la TRASMIGRAZIONE DALLA CATEGORIA GIURIDICA DI “PROFESSIONISTA SANITARIO” a quella di “operatore di interesse sanitario”. Muovendo da siffatta premessa, deve dunque qui precisarsi che gli interventi regolatori da ultimo menzionati involgono ESCLUSIVAMENTE L’ATTITUDINE DEL DIPLOMA in questione, CONSEGUITO AI SENSI DELLA L. N. 403/71, A REGGERE, IN VIA ECCEZIONALE E AD ESAURIMENTO, L’ESERCIZIO DI ATTIVITÀ GIÀ RICADENTI NEL DISTINTO AMBITO DELLE PROFESSIONI SANITARIE … 8.6. L’EFFETTO INNOVATIVOche si riconnette alle previsioni normative qui in rilievo, e sempreché sussistano le condizioni previste dall’ART. 5 DEL D.M. DEL 9.8.2019, si risolve, dunque, NELL’AMPLIAMENTO DELL’ORDINARIA ATTITUDINE ABILITATIVA DEL DIPLOMA DI MASSOFISIOTERAPISTA, SICCOME IMPLEMENTATA, rispetto alle possibilità connesse allo status di operatore di interesse sanitario, NELLA SUA CAPACITÀ DI INTERCETTARE ANCORA, E IN VIA ECCEZIONALE, GLI SBOCCHI PROFESSIONALI GIÀ GARANTITI NEL PREVIGENTE ORDINAMENTO A TALE FIGURA PROFESSIONALE.

In altre parole la L. n. 145/2018 ha “sanato” la posizione dei massofisioterapisti iscritti ai corsi prima del 2006, quando il Ministero della Salute ha decretato che il massofisioterapista non è più “professionista sanitario”, mantenendo in via derogatoria tale qualifica a tutti i massofisioterapisti iscritti nell’elenco speciale ad esaurimento, poi attuato dall’art. 5 del DM.9.8.19, per sanare una situazione di fatto consolidatesi nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento.

In estrema sintesi il Consiglio di Stato sottolinea che l’art. 1 della l. n. 145/2018 costituisce una legge “sanatoria”, volta a “8.7 … regolarizzare, conciliandola con le esigenze di tutela della salute, la PROFESSIONALITÀ acquisita sul campo da quei massofisioterapisti che potevano vantare una vasta esperienza lavorativa, conseguente all’esercizio di UN’ATTIVITÀ PROFESSIONALE SVOLTA IN PIENA AUTONOMIA e in un periodo storico che, a cagione delle incertezze indotte dalla sopra ricostruita stratificazione dei processi di riforma, aveva ingenerato legittimi AFFIDAMENTI SULLA AMPIEZZA ABILITANTE DEL TITOLO in argomento.”

 Ne discende che i massofisioterapisti iscritti nell’elenco speciale di cui all’art. 5 conservano in via eccezionale la qualifica di PROFESSIONISTI SANITARI e l’abilitazione all’esercizio della relativa professione.

Il Consiglio di Stato ribadisce sul punto – smentendo categoricamente quanto affermato dal Ministero della Salute – che non vi è alcuna differenza tra gli elenchi di cui all’art. 1 e quello di cui all’art. 5 del D.M. del 9 agosto 2019, in quanto sono stati tutti creati per consentire ai professionisti che hanno svolto un’attività professionale in regime di lavoro dipendente o autonomo, per un periodo minimo di 36 mesi, anche non continuativi, negli ultimi 10 anni, di continuare a svolgere la relativa professione sanitaria.  Secondo il Consiglio di Stato “8.2. E’ evidente l’intento, anzitutto, del legislatore di salvaguardare – in uno alle esigenze di continuità e di funzionalità dei servizi sanitari – le aspettative di tutti quegli operatori che, nel travagliato periodo di attuazione e completamento del processo di riforma delle professioni sanitarie, avevano esercitato la propria attività in coerenza con l’abilitazione conseguita nella vigenza della preesistente disciplina acquisendo sul campo l’esperienza necessaria ad assicurare il medesimo standard di conoscenza e di abilità ordinariamente maturato all’esito del percorso di formazione tracciato dal nuovo regime giuridico.  8.3. E LA STESSA MISSIONE ASSOLVE L’ISTITUZIONE PER I MASSOFISIOTERAPISTI DELL’ELENCO SPECIALE AD ESAURIMENTO DI CUI ALL’ART. 5 vieppiù reso necessario dalla lunga vicenda normativa e interpretativa innanzi riepilogata che, dopo una momentanea collocazione tra le “professioni sanitarie non riordinate”, ha visto il conclusivo approdo del massofisioterapista tra gli “operatori di interesse sanitario”. Come già affermato da questa Sezione la previsione della legge di bilancio 2019, nell’ammettere l’iscrizione nei predetti elenchi speciali solo a chi abbia esercitato l’attività professionale per almeno trentasei mesi negli ultimi dieci anni, di fatto consente l’iscrizione solo a chi vanti un titolo conseguito non più tardi del 2015, avendo iniziato il corso di formazione triennale non più tardi dell’anno formativo 2012/2013, quando il massofisioterapista era qualificato come “PROFESSIONE SANITARIA non riordinata” anche nella classificazione pubblicata dal Ministero della Salute (cfr. Cons. St., sez. III, 16 novembre 2021 n. 7618). 8.4. Non ha, dunque, pregio il costrutto giuridico attoreo nella parte in cui si contesta il presunto disallineamento, in parte qua, del D.M. impugnato in prime cure rispetto alla legge n. 145 del 2018, da cui deriverebbe il contestato vizio di carenza di potere.”  Sul punto il Collegio osserva che, come correttamente evidenziato dal giudice di prime cure, il D.M. impugnato si dispiega in senso conforme all’art. 1, commi 537 e 538, della legge n. 145 del 2018”.

 Il Consiglio di Stato ha inoltre confermato quanto sostenuto dalla F.I.MFT anche in merito al fatto che il riconoscimento della qualificata esperienza di 36 mesi, richiesta per l’inserimenti nell’elenco di cui all’art. 5, costituisce una DIRETTA APPLICAZIONE DELLA “DIRETTIVA 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, la quale, infatti, prevede espressamente che “È assimilato a un titolo di formazione ogni titolo di formazione rilasciato in un paese terzo se il suo possessore ha, nella professione in questione, un‘esperienza professionale di tre anni sul territorio dello Stato membro che ha riconosciuto tale titolo” (art. 3 comma 3) e che lo Stato membro ospitante può “esigere dal richiedente un tirocinio di adattamento non superiore a tre anni o una prova attitudinale se: a) la formazione dallo stesso ricevuta riguarda materie sostanzialmente diverse da quelle coperte dal titolo di formazione richiesto nello Stato membro ospitante; b) la professione regolamentata nello Stato membro ospitante include una o più attività professionali regolamentate mancanti nella corrispondente professione nello Stato membro di origine del richiedente e la formazione richiesta nello Stato membro ospitante riguarda materie sostanzialmente diverse da quelle oggetto dell’attestato di competenza o del titolo di formazione del richiedente” (art. 14).” (così il punto 12.7 della sentenza).

In altri termini il Ministero della Salute non poteva non inserire negli elenchi ad esaurimento i massofisioterapisti in possesso del requisito di 36 mesi, non solo in quanto inserimento imposto dal legislatore con la L. n. 145/2018, costituendo il “D.M. del 9.8.2019 lo sviluppo attuativo della previsione di cui all’articolo 1 comma 537 della legge 145/2018” (così il punto 8.8 della sentenza), ma anche perché era la stessa normativa eurounitaria a richiederlo, posto che “12.7. … il requisito esperienziale si rivela una forma di compensazione necessaria, in vista della regolarizzazione della pregressa situazione di fatto, per uniformare, già sul piano nazionale, gli standard minimi di professionalità esigibili da determinate figure professionali oltretutto nella stretta osservanza delle esigenze di tutela della salute pubblica, premessa questa indefettibile per garantire poi operatività al principio del mutuo riconoscimento dei titoli in ambito europeo in vista dell’attuazione del principio della libera circolazione di persone e servizi tra Stati membri.”

 La natura derogatoria ed eccezionale della previsione normativa contenuta nella L. n. 145/2018, (che ha espressamente abilitato i massofisioterapisti iscritti nell’elenco speciale a “continuare a svolgere le attività professionali previste dal profilo della professione SANITARIA di riferimento purché si iscrivano […] negli elenchi speciali ad esaurimento”, conservando così la loro qualifica di professionisti sanitari), comporta peraltro che i diplomati iscrittisi ai corsi a partire dall’a.s. 2013/2014, che non hanno potuto maturare i 36 mesi prima del 1° gennaio 2019 (data di entrata in vigore della l. n. 145/18, v. art. 19), non possono beneficiare della disciplina derogatoria introdotta dalla l. n. 145/18, per cui rientrano invece nell’ambito della categoria dei meri “operatori di interesse sanitario”, di cui al comma 2 dell’art. 1 della legge n. 43/2006. Il Consiglio di Stato sottolinea infatti che “11. In mancanza delle speciali condizioni previste dall’articolo 5 del D.M. del 9.8.2019, la cui valenza derogatoria ed eccezionale non è suscettiva di applicazione analogica, si riespande, dunque, la regola generale che vuole i massofisioterapisti abilitati solo come operatori di interesse sanitari”.

Tale diversa qualificazione secondo il Consiglio di Stato non può essere tacciata di incostituzionalità in quanto “solo i massofisioterapisti già da tempo inseriti nel mercato del lavoro svolgendo un’attività con AUTONOMIA PROFESSIONALE E DIGNITÀ PROPRIA DI PROFESSIONE SANITARIA possono vantare un affidamento qualificato a vedersi riconosciuta in ottica conservativa una posizione già acquisita”.

Conclusivamente, il Consiglio di Stato ha definitivamente chiarito la qualifica di professionisti sanitari di tutti i massofisioterapisti iscritti negli elenchi di cui al DM. 9 agosto 2019. Si tratta di una sentenza storica non solo perché ha fatto finalmente chiarezza sulla natura di professione sanitaria ad esaurimento della figura del massofisioterapista iscritto negli elenchi speciali, riconoscendo agli stessi l’autonomia professionale e la dignità propria di professione sanitaria concretamente svolta, ma anche per le sue importanti conseguenze anche sotto il profilo assicurativo e formativo.

 A quest’ultimo riguardo la sentenza in esame avrà infatti delle indubbie ricadute innanzitutto sul contenzioso già promosso dalla F.I.MFT. davanti al TAR Lazio, volto ottenere l’ammissione alla formazione ECM. dei massofisioterapisti iscritti agli elenchi speciali.

Come noto i crediti ECM. rivestono una particolare rilevanza soprattutto in seguito all’emanazione dell’art. 38 bis del DL. n. 152/2021 (inserito in sede di conversione dall’articolo 1, comma 1, della Legge 29 dicembre 2021, n. 233), con cui si è sancito che «l’efficacia delle polizze assicurative di cui all’articolo 10 della legge 8 marzo 2017, n. 24, è condizionata all’assolvimento in misura non inferiore al 70 per cento dell’obbligo formativo individuale dell’ultimo triennio utile in materia di formazione continua in medicina.»

Riteniamo infatti che la sentenza del Consiglio di Stato consentirà anche ai massofisioterapisti iscritti nell’elenco speciale di cui all’art. del DM. 9.8.2019 di partecipare al programma di formazione continua ECM. e quindi di continuare ad essere protetti dalle polizze per la responsabilità civile verso terzi e per la responsabilità civile verso prestatori d’opera.

Non ci rimane pertanto che complimentarci con la Federazione Italiana Massofisioterapisti per l’ottimo lavoro di squadra svolto e i brillanti risultati conseguiti.

  • to Giovanni Rinaldi – -avv.to Nicola Zampieri –

Una sentenza importante che spiega bene il legittimo affidamento, per chi si è diplomato prima del novembre 2018 nei confronti dell’equipollenza!

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Così non si può più andare avanti! ORA BASTA!

TRATTO DAL SITO DEL TSRM PSTRP

Elenchi speciali ad esaurimento

A seguito dell’emanazione della legge 11 gennaio 2018, n. 3, art. 4, comma 9, lettera c) il quale stabilisce che i collegi dei Tecnici sanitari di radiologia medica sono trasformati in Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione; e ai sensi del D.M. 9 Agosto 2019, del comma 4 -bis , dell’art. 4, della legge 26 febbraio 1999, n. 42, introdotto dall’art. 1, comma 537, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, presso gli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, sono istituiti i seguenti elenchi speciali ad esaurimento:

  • elenco speciale Educatori professionali;
  • elenco speciale Fisioterapisti;
  • elenco speciale Logopedisti;
  • elenco speciale Ortottisti e assistenti di oftalmologia;
  • elenco speciale Podologi;
  • elenco speciale Tecnici della riabilitazione psichiatrica;
  • elenco speciale Terapisti occupazionale;
  • elenco speciale Tecnici audiometrista;
  • elenco speciale Tecnici audioprotesista;
  • elenco speciale Tecnici sanitari di laboratorio biomedico;
  • elenco speciale Tecnici  di neurofisiopatologia;
  • elenco speciale Tecnici fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusionecardiovascolare;
  • elenco speciale Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro;
  • elenco speciale Tecnici della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva;
  • elenco speciale Tecnici ortopedici;
  • elenco speciale Dietisti;
  • elenco speciale Igienisti dentali;
  • elenco speciale Massofisioterapisti.

Normativa di riferimento: Istituzione degli elenchi speciali ad esaurimento istituiti presso gli Ordini TSRM e PSTRP, testo integrale del decreto reperibile a questo link.

Elenco speciale Massofisioterapisti

Operatore di interesse sanitario

Normativa di riferimento: Legge 19 maggio 1971, n. 403, art.1, abrogato dall’art.1, comma 542 della Legge 30 dicembre 2018, n. 145

Ecco come si difenderanno nella udienza del 17/03/22 al Consiglio di Stato i fautori che continuano a sostenere MFT= operatore di interesse sanitario.

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Oggi, 19/12/2021 La consolidata giurisprudenza afferma:

Il massofisioterapista iscritto all’elenco speciale presso il TSRM-PSTRP è un PROFESSIONISTA SANITARIOnon un operatore di interesse sanitario.

Roma TAR del n° 6628/21 del 4-6-21, insieme ad altre 19 pronunce: “6.2.4. In questa stessa direzione, l’intervento del legislatore finanziario del 2018 trova la propria giustificazione nella costante inerzia delle regioni nel dare un certo assetto disciplinare a tali figure. Anche a seguito del predetto fallimento del tentativo di accordo multilivello il legislatore statale è dunque intervenuto, in funzione suppletiva e sanante, per evitare eccessive negative ricadute sul piano sociale e lavorativo di soggetti che avevano nel frattempo comunque proseguito, in buona fede, la propria attività. Di qui la eccezionale riconducibilità di tali figure, mediante il modello degli elenchi “ad esaurimento”, nel novero delle professioni sanitarie (sulla cui configurazione lo Stato esercita ancora una propria competenza legislativa) sebbene come detto nel rispetto di ben precisi e tassativi limiti di natura temporale.”

PS. 19 Provvedimenti mai sospesi dal CdS come qualche dirigente in malafede va narrando in giro!!!

Consiglio di Stato 6618/20121 del 16/11/2021 afferma che:

“3.3. – Ebbene, la previsione della legge di bilancio 2019, nell’ammettere l’iscrizione nei predetti elenchi speciali solo a chi abbia esercitato l’attività professionale per almeno trentasei mesi negli ultimi dieci anni, di fatto consente l’iscrizione solo a chi vanti un titolo conseguito non più tardi del 2015, avendo iniziato il corso di formazione triennale non più tardi dell’anno formativo 2012/2013, quando il massofisioterapista era qualificato come “professione sanitaria non riordinata” anche nella classificazione pubblicata dal Ministero della Salute. Ne viene che la tempistica di iscrizione negli elenchi speciali ad esaurimento sembra salvaguardare sia le aspettative di coloro che si sono iscritti ai corsi facendo affidamento sulla predetta qualificazione prevista dall’art. 1 L. 403/1971, come recepita ufficialmente dallo stesso Ministero competente; sia le attese di coloro che, impossibilitati ad iscriversi nell’elenco speciale ad esaurimento (per avere iniziato il corso nell’anno formativo 2013/2014), hanno inteso conseguire l’attestato di massofisioterapista quale “operatore di interesse sanitario”, avendo però consapevolezza di tale nuova qualificazione sin dall’avvio del corso di formazione, ovvero dopo la sua ufficializzazione da parte del Ministero della Salute (avvenuta in 16.7.2013, in recepimento delle indicazioni rese dal Consiglio di Stato, Sez. III, con la sentenza n. 3325/2013, che per prima ha qualificato il massofisioterapista come “operatore di interesse sanitario”).

 

Il Massofisioterapista gode dello status di PROFESSIONE SANITARIA. 20 pronunce del Tar Lazio lo affermano definitivamente!

Quello che abbiamo da sempre sostenuto si è verificato con una marcata esattezza. In sintesi il TAR del Lazio in 20 distinte pronunce ha affermato che tutti i massofisioterapisti che possono godere della L.145/2018 art. 1 comma 537 sono di fatto una Professione Sanitaria!

Non sono necessari ulteriori commenti, a voi la lettura di una delle sentenze: https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza?nodeRef=&schema=tar_rm&nrg=201913991&nomeFile=202106628_01.html&subDir=Provvedimenti

Grazie agli avvocati Giovanni Rinaldi e Nicola Zampieri.

Grazie alla Federazione Italiana Massofisioterapisti www.fimft.it

Il Massofisioterapista (iscritto al TSRM PSTRP) può esercitare le attività riconducibili alla professione di fisioterapista.

Il Massofisioterapista (iscritto all’elenco speciale massofisioterapisti, degli Ordini TSRM PSTRP) può esercitare le attività riconducibili alla professione di fisioterapista.

Ad affermalo è il TAR Umbria nella sentenza del 8-2-2021. Leggi tutta la sentenza: TAR-UMBRIA-8-2-2021

Estratto dalla sentenza:

DIRITTO

1. È materia del contendere la permanenza nell’ordinamento della figura del massaggiatore massiofisoterapista, di cui l’Istituto odierno ricorrente ne contesta l’intervenuta abrogazione da parte dell’art. 1 comma 542 della L. n. 145/2018 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021), con il quale è stata disposta, a decorrere dal 1° gennaio 2019, l’abrogazione dell’art. 1 della L. n. 403/1971 (Nuove norme sulla professione e sul collocamento dei massaggiatori e massofisioterapisti ciechi.), a tenore del quale “La professione sanitaria di massaggiatore e massofisioterapista è esercitabile soltanto dai massaggiatori e massofisioterapisti diplomati da una scuola di massaggio e massofisioterapia statale o autorizzata con decreto del Ministro per la sanità, sia che lavorino alle dipendenze di enti ospedalieri e di istituti privati, sia che esercitino la professione autonomamente”.

2. Deve in via preliminare essere disposta l’estromissione del Ministero della Salute dal presente giudizio, non risultando impugnati atti e/o provvedimenti imputabili a detto dicastero.

3. Sempre in via preliminare, deve prendersi atto della cessazione della materia del contendere in ordine all’ottavo motivo di cui al secondo atto di motivi aggiunti con cui si lamenta che nel facsimile degli attestati di qualifica di massaggiatore massofisioterapista e di massaggiatore sportivo allegati alla delibera gravata è stata erroneamente prevista la sottoscrizione di un rappresentante del Ministero della Salute, atteso che con DGR 251/2020, impugnata con il terzo ricorso per motivi aggiunti, sono stati approvati i nuovi modelli di attestato ed è stata eliminata la previsione della sottoscrizione da parte del rappresentante ministeriale, qualificata come mero refuso.

4. Venendo al merito della controversia, deve osservarsi che il comma 542 dell’articolo 1 della succitata legge di bilancio ha previsto che: “A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge l’articolo 1 della legge 19 maggio 1971, n. 403 (“Nuove norme sulla professione e sul collocamento dei massaggiatori e massofisioterapisti ciechi” n.d.r.) è abrogato”.

5. Dal tenore di tale disposizione appare indubitabile che il legislatore abbia inteso rimuovere definitivamente dall’ordinamento la figura del massiofisioterapista. Se ne trova del resto conferma nella relazione illustrativa al disegno di legge di bilancio, ove si legge che: “( … ) Infine, con il comma 6 viene prevista l’abrogazione dell’ art. 1 della legge n. 403 del 1971 “Nuove norme sulla professione e sul collocamento dei massaggiatori e massofisioterapisti ciechi”. Al riguardo occorre precisare che la predetta legge riguardava originariamente i massaggiatori e massofisioterapisti ciechi, al fine di favorire l’inserimento lavorativo delle persone non vedenti. Successivamente, a seguito di una pronuncia giurisprudenziale nel 2001, i relativi corsi di formazione sono stati estesi anche a persone vedenti.

A seguito del processo di riforma delle professioni sanitarie, tale figura, formata con corsi regionali di durata biennale o triennale, non è stata riordinata. Ciò ha determinato moti problemi, in quanto coloro che si sono formati successivamente al 17 marzo 1999 (data di entrata in vigore della legge n. 42 del 1999), non hanno potuto beneficiare della equipollenza ed equivalenza al titolo di fisioterapista.

Come sopra rappresentato le disposizioni contenute nell’emendamento in esame garantiscono anche a costoro la possibilità di continuare ad esercitare le attività riconducibili alla professione di fisioterapista, iscrivendosi nell’Elenco speciale di riferimento, sempreché dichiarino di avere i suddetti requisiti. Tuttavia, al fine di porre fine in via definitiva alle problematiche connesse all’indeterminatezza de quadro giuridico normativo relativo a tale figura professionale, a seguito dell’orientamento giurisprudenziale che lo ha definito operatore di interesse sanitario, si prevede la soppressione di tale figura con l’abrogazione della norma che la disciplina”,

6. Considerazioni analoghe si trovano nel “dossier 27 dicembre 2018 — legge di bilancio 2019”, ove si legge che “(…) proprio per non creare future incertezze nell’applicazione della normativa che qui si vuole riordinare, si prevede la soppressione delle figure dei massaggiatori e massofisioterapisti ciechi, previste ai sensi della richiamata legge n. 403/1971”.

7. Quanto sopra rilevato, sconfessa in radice la tesi di parte ricorrente secondo cui la figura del massofisioterapista, quale operatore d’interesse sanitario, o quanto meno quale arte ausiliaria delle professioni sanitarie, sia da considerare tuttora prevista dall’ordinamento alla luce dell’attuale vigenza di numerose norme di legge relative alla figura in esame, trattandosi a ben vedere delle residue disposizioni normative della legge n. 40/1971, applicabili ai massaggiatori massofisioterapisti ciechi, formati prima dell’entrata in vigore della norma abrogativa dell’intera figura.

8. La previsione contenuta nella DGR n. 251/2020 e prima ancora nella DGR n. 1265/2019 (entrambe impugnate per motivi aggiunti), secondo cui la Regione provvederà a nominare il proprio componente nelle commissione d’esame solo per i corsi di massiofisioterapisti iniziati fino al 31/1272018, costituisce quindi la conseguenza inevitabile del fatto che, per espressa disposizione di legge (art. 1 comma 542 della L. n. 145/2018), dal 1/1/2019 non possono più essere iniziati corsi di formazione riconosciuti dalla Regione, fatta comunque salva la possibilità di continuare anche nei due anni successivi i corsi triennali iniziati prima del 2019. 9. Appaiono peraltro irrilevanti gli argomenti a sostegno della permanenza della figura del massofisioterapista, desumibili dalle ordinanze dell’intestato Tribunale nn. 24 e 25 del 2019, atteso che le ordinanze de quibus fanno appunto riferimento ai corsi iniziati prima del 31/12/2018.

10. Parimenti irrilevante, è l’asserita qualificazione del massofisioterapista quale “operatore di interesse sanitario” di rilevanza regionale ai sensi dell’art. 1, comma 2, legge n. 43/2006, non potendo comunque la Regione di autorizzare corsi abilitanti ai sensi dell’art. 1 della legge n. 403/1971, come preteso da parte ricorrente.

11. Quanto al legittimo affidamento dell’Istituto ricorrente e degli studenti in merito alla legittimità dei corsi iniziati dopo il 31/12/2018 ed alla pretesa illegittimità della DGR n. 251/2020 con cui si sarebbe proceduto alla revoca di detti corsi, deve rilevarsi che la Regione non ha potuto far altro che prendere atto della intervenuta abrogazione della figura in esame, invitando l’Istituto di formazione “ad informare coloro che stanno partecipando ai corsi per massaggiatore massofisioterapista della problematica in atto” (cfr. nota regionale in data 25/1/2019, prot. n. 15736).

12. Deve infine essere respinta l’eccezione di illegittimità costituzionale della disposta abrogazione dell’art. 1 della legge n. 403/1971, per violazione dell’art. 32 Cost. (stante la sussistenza di “specifiche esigenze assistenziali non fungibili con altre figure professionali”), degli artt. 4, 35 e 41 Cost. (in ragione delle “ricadute in termini di perdita occupazionale” e per compromissione dell’iniziativa economica dell’Istituto ricorrente) e degli artt. 81 e 38 della Cost. (per violazione dell’equilibrio di bilancio e dei principi previdenziali), non risultando in alcun modo specificata l’asserita infungibilità delle funzioni assistenziali rispetto alle restanti figure professionali sanitarie e non incidendo l’abrogazione della figura in esame sui massofisioterapisti già in attività e sulla libertà di iniziativa economica privata restando in capo agli organismi formativi la valutazione circa “…l’opportunità di attivare corsi di formazione per massaggiatore massiofisioterapista dopo il 1° gennaio 2019, fermo restando che per gli stessi la Regione Umbria non provvederà alla designazione del componente di propria spettanza in seno alla commissione di esame finale, né al rilascio dell’apposito attestato di formazione…” (cfr., DGR n. 251/2020).

13. Le considerazioni che precedono impongono il rigetto del ricorso introduttivo e dei tre atti di motivi aggiunti, previa estromissione dal giudizio del Ministero della Salute e declaratoria di cessazione della materia del contendere relativamente all’ottavo motivo del secondo atto di motivi aggiunti (cfr. paragrafi 2 e 3 della presente sentenza).

14. Le spese del giudizio seguono come da regola la soccombenza e si liquidano nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso e i motivi aggiunti, come in epigrafe proposti estromette dal giudizio il Ministero della Salute e respinge il ricorso introduttivo e i tre atti di motivi aggiunti ad eccezione del dell’ottavo motivo del secondo atto di motivi aggiunti, con riferimento al quale va dichiarata la cessazione della materia del contendere.

Condanna l’Istituto ricorrente al pagamento delle spese del giudizio nella misura di € 1.000,00 per ciascuna delle altre parti in causa (Regione Umbria, Ministero della Salute, Associazione Italiana Fisioterapisti e Federazione Nazionale Ordini Tecnici Sanitari Rx Professioni Sanitarie Tecniche della Riabilitazione e della Prevenzione), oltre oneri ed accessori come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Perugia nella camera di consiglio del giorno 12 gennaio 2021, tenutasi mediante collegamento da remoto in videoconferenza, secondo quanto disposto dall’art. 25 del decreto legge n. 137/2020, conv. in legge n. 176/2020, con l’intervento dei magistrati:

Raffaele Potenza, Presidente

Enrico Mattei, Consigliere, Estensore

Daniela Carrarelli, Referendario

Più che giusta la posizione del Presidente Alessandro Beux!

Lo sport merita professionisti sanitari garantiti dall’iscrizione agli Ordini: https://www.dire.it/17-09-2020/503942-sport-da-fisioterapisti-a-dietisti-nei-club-solo-se-iscritti-agli-albi-professionali/?fbclid=IwAR0bi75VifFC_FR8eQVvSgmhBTpeZ6loRAyN6nFUEYyiQ96RAc5ZKeg1m64 

#noabusivismo

Comunicato importante per i soli MFT già iscritti all’elenco speciale TSRM PSTRP!!

Gentili colleghi, invitiamo tutti i MFT già iscritti al TSRM nell’elenco speciale Massofisioterapisti a iscriversi in questo nuovo gruppo Facebook, riservato solo agli iscritti, a nessun altro. https://www.facebook.com/groups/288994138935058/?ref=share l’accesso sarà consentito previo un rigoroso accertamento e sempre a discrezione degli amministratori!

Uniti abbiamo ottenuto un risultato storico per la categoria dei Massofisioterapisti! Ebbene, ora è il momento della coesione. Siamo tanti e non possiamo permetterci il lusso di essere disuniti, ora più che mai. Iscriviti a tutela dei tuoi interessi!

Si alla detraibilità delle prestazioni del MFT!

La F.I.MFT (Federazione Italiana dei Massofisioterapisti), (AIMFI-AIMTES e AMS), grazie al contributo ed alla assistenza legale dello Studio Legale Fratini & Associati, è riuscita finalmente a segnare un punto decisivo sulla annosa questione del regime fiscale applicabile alle prestazioni rese dalla categoria dei Massofisioterapisti.

L’Agenzia delle Entrate, all’interno della Circolare n.13/E che sarà pubblicata nelle prossime ore, ha aderito alle conclusioni interpretative proposte dall’Avv. Fratini.

Le altre questioni andranno stabilizzate nel breve termine, soprattutto in merito al non corretto inquadramento della figura del Massofisioterapista.

Di seguito il testo della consulenza dello studio legale relativo alla risposta ricevuta dall’ Ade.

Il presidente FIMFT G. Russo

IMPORTANTE!! Massofisioterapista? Oggettivamente Professione Sanitaria!

UNIONE ITALIANA MASSOFISIOTERAPISTI

Sito web: WWW.MASSOFISIOTERAPISTA.ORG 

ORGANIZZAZIONE INDIPENDENTE

A Tutti i lettori del sito e ai cari colleghi.

01-05-2020

In risposta ai continui attacchi da parte dei detrattori, attraverso canali sia social che cartacei ed in nome del sito massofisioterapista.org, riteniamo improrogabile chiarificare, in maniera oggettiva, inoppugnabile e assolutamente non interpretativa la professione Sanitaria del massofisioterapista ai sensi della vigente Legge.


Nei fatti l’unica modifica Legislativa che ha subito la Professione Sanitaria del massofisioterapista è stata l’abrogazione dell’articolo 1 della Legge n°403 del 19 maggio 1971, avvenuta attraverso la legge 145/2018, articolo 1, comma 542. 

Nessun atto legislativo ha prodotto modifiche o altro al D.M. 105/1997; NESSUNO. Lo stesso Ministero della Salute, fino a tutto il 2015 rilasciava questo attestato che Vi invitiamo a leggere; specie le ultime tre righe.

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Il codice ATECO 86.90.21. (ovvero FISIOTERAPIA e non Fisioterapista) è utilizzabile dal Massofisioterapista, Il D.M. 105 decreta che il massofisioterapista svolge tutte le terapie di massaggio e fisioterapia in ausilio all’opera dei medici. La stessa Agenzia Delle Entrate lo chiarisce ufficialmente in un comunicato: l’attività dei Massofisioterapisti è assimilata a quella di fisioterapista e massaggiatore, in quanto simili nelle prestazioni erogate e per distinguerle dalle altre attività, dovranno indicare il codice di attività 86.90.21 (Fisioterapia), ai fini della corretta applicazione dello studio di settore TK19U.  Futile ogni aggiuntivo commento.

Potremmo scrivere per ore di sentenze ed ordinanze, preferiamo la logica delle Norme perché da esse non si può prescindere o lasciarsi andare a dozzinali interpretazioni. 

È inoppugnabile che l’abrogazione dell’articolo 1 della legge 403/71 è avvenuto il 31-12-2018. “Inutile” ribadire che l’abrogazione non è un Istituto che agisce sul pregresso, nel rispetto della Legge ci fermiamo qui, ritenendo che la Professione Sanitaria del massofisioterapista è stata posta ad esaurimento dal 31-12-2018 a determinate condizioni, poste dall’articolo 1, comma 537, della Legge 145/2018 e successivo D.M. 09-08-2019. 

È poi doveroso ricordare che il massofisioterapista ai sensi del D.M. 09-08-2019, non può essere inquadrato come operatore di interesse sanitario (non esiste una legge dove è scritta tale affermazione). Questa interpretazione fa’ espresso riferimento alla Legge 43 del 2006, articolo 1, comma 2 e purtroppo per i detrattori ed alcuni dirigenti che si ostinano a promulgare questa non legalizzata ed arbitraria affermazione, essa trova proprio nel comma 2 l’impossibilità di essere attribuita al massofisioterapista. Nel concreto il comma 2 dell’articolo 1 della legge 43 del 2006 afferma che: resta  ferma  la  competenza  delle regioni nell’individuazione e formazione  dei  profili  di  operatori  di  interesse  sanitario non riconducibili alle professioni sanitarie come definite dal comma 1.

Bene, è scritto nella legge: individuazione! È irrefutabile che il massofisioterapista ai sensi delle legge 403/1971, articolo 1, non debba di certo essere individuato, è determinato ai sensi di una Legge dello Stato. La modifica del titolo quinto della Costituzione ha concesso la Formazione alle Regioni che, attenzione, hanno formato ai sensi di una Legge dello STATO e non individuando nuovi profili o modificandone lo status. Anche in questo chi ci viene incontro, per paradosso, è lo stesso Ministero della Salute che nel proprio sito web, nell’elenco delle professioni sanitarie, ha identificato il massofisioterapista, almeno fino per tutto il triennio formativo 2012-2014 come  PROFESSIONE SANITARIA NON RIORDINATA PREVISTA DA NORME VIGENTI. Dicitura cambiata dopo oltre un anno di inizio corsi (partiti nell’ottobre 2012) sulle basi di una sentenza, in Operatore Di Interesse Sanitario, sentenza del 2013. 

Una richiesta doverosa ed esigibile sorge spontanea: come mai nel 2015 quando un’altra sentenza del C.d.S. asseriva la piena equipollenza del titolo del massofisiterapista al fisioterapista indipendentemente dalla data di acquisizione del titolo ai sensi del D.M. 27 luglio 2000, il Ministero della Salute non ha prontamente cambiato la dicitura sul suo portale web con l’immediatezza che ha avuto nel 2013? Parliamo della sentenza 1105 del 2015. Altre decine di sentenze tra T.A.R, CdS, CGARS, sede penale, attribuisco l’equipollenza, ma non sono mai state considerate dal Ministero della Salute. Sentenze di seria A e di serie B, verrebbe da dire… Fortunatamente oggi abbiamo una Norma, inutile blaterare proclamando sentenze pregresse al 31-12-2018.

Perdonate questa precisazione al riguardo delle Legge 43 del 2006 e delle sentenze, si è resa necessaria per completezza nella narrazione dei fatti oggettivi e non di opinioni.

Fanno bene a ricordare, i detrattori, che la legge n°3/2018, non contemplando i massofisioterapisti al suo interno, ha portato il Legislatore a porvi rimedio con la successiva Legge 145/2018, art. 1 comma 537 che di fatto aggiunge, dopo il comma 4, il comma 4 bis alla Legge n°42/1999. Ci provammo (nel 2018), in Commissione a spiegare il danno che si stava per perpetrare alla categoria. Cosa disse il presidente di commissione alla Camera: (…non ci sono le condizioni politiche, queste furono le parole dell’allora presidente di Commissione Marazziti e pronunciate in parlamento quando non avallò le istanze dei massofisioterapisti per essere nella legge 3-2018; condizioni politiche…)

Torniamo all’attualità.

La Volontà del Legislatore di porre rimedio alla Legge 3/2018, non è una mera interpretazione del sito massosofisioterapista.org, ma l’espressa volontà del Legislatore che, nei lavori preparatori della Legge (Dossier Maxi emendamento 1.9000 del 23-12-2018, cita espressamente quanto segue nell’inserire il comma 4 bis alla legge 42/1999:________________________________________________

“La ratio della norma è di eliminare l’indeterminatezza del quadro giuridico che si è venuto a delineare a seguito dell’approvazione della L. n. 3 del 2018 (anche ricordata, per quanto qui interessa, come Legge Lorenzin sulle professioni sanitarie) che, novellando la normativa previgente (v. qui il Dossier del Servizio Studi p. 11 e segg), ha disciplinato il riordino delle professioni sanitarie, prevedendo l’obbligatoria iscrizione al rispettivo albo, per l’esercizio di ciascuna professione sanitaria, in qualunque forma giuridica svolta. In particolare, come sottolineato dalla relazione illustrativa alla norma, l’articolo 4, comma 9, della citata L. n. 3/2018 ha sancito la trasformazione dei preesistenti Collegi professionali in Ordini e relative Federazioni nazionali. Nelle fattispecie interessate, i preesistenti collegi professionali dei Tecnici sanitari di radiologia medica hanno assunto la denominazione di Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, in quanto hanno inglobato al proprio interno i nuovi albi di 17 professioni sanitarie che risultavano ancora non ordinate. Peraltro, in attuazione della disposizione di cui al comma 13 del richiamato articolo 4, è stato emanato il Decreto del Ministro della Salute 13 marzo 2018 (in G.U. n. 77/2018), completando in tal modo il quadro normativo per tutte le 22 professioni sanitarie mediante la previsione, contenuta all’articolo 2, comma 1, del citato decreto, che possono iscriversi all’albo coloro che sono in possesso della laurea abilitante all’esercizio della relativa professione sanitaria, ovvero titolo equipollente o equivalente alla laurea abilitante, in base al prima citato articolo 4 della legge n. 42/1999. Sono pertanto coinvolti i seguenti professionisti:

– le figure dei tecnici: di laboratorio biomedico; audiometristi; audioprotesisti, ortopedici; della riabilitazione psichiatrica; della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro; neurofisiopatologi; fisiopatologi cardiocircolatori e di perfusione cardiovascolare;

– dietisti; igienisti dentali; fisioterapisti; logopedisti; podologi; ortottisti e assistenti di oftalmologia; educatori professionali;

– terapisti occupazionali e della neuro- psicomotricità dell’età evolutiva.

Come specificato nella relazione illustrativa alla norma, tali figure possono non essere iscritte al rispettivo albo per i seguenti motivi:

– mancata partecipazione alle procedure indette, a suo tempo, dalle regioni per sancire l’equivalenza ai titoli universitari sulla base dei criteri previsti dall’Accordo Stato-regioni del 10 febbraio 2011;

– aver continuato, in quanto dipendenti del SSR o di strutture private e private accreditate sanitarie e socio-sanitarie, ad esercitare l’attività sanitaria o socio-sanitaria riconducibile all’area delle professioni sanitarie pur senza il riconoscimento dell’equivalenza;

– aver conseguito, in determinate regioni, corsi regionali successivi al 17 marzo 1999 (data di entrata in vigore della sopra richiamata legge n. 42/1999) che hanno autorizzato all’esercizio professionale molti operatori – quali educatori professionali e massofisioterapisti, in particolare in Lombardia e Veneto -, ma che non possono essere riconosciuti equivalenti.

Il comma 283-ter dispone che entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio 2019, con decreto del Ministro della salute, vengono istituiti i predetti elenchi speciali. —————————————-

Ribadiamo che questo quadro da noi descritto, è vidimato da Norme ed atti preparatorii delle stesse; pertanto è oggettivo. 

Bene, in questa Legge, il legislatore cita espressamente i massofisioterapisti che hanno conseguito il titolo dopo la famigerata data del 17-3-1999. 

Sembra che non si voglia riconoscere, da parte di qualcuno delle istituzioni e dei detrattori complici, l’applicazione della Norma. Noi, massofisioterapista.org , non chiediamo altro che venga impartita, auspicando il pieno ricevimento della Legge e riponendo la più totale fiducia negli organi deputati alla vigilanza sulle professioni sanitarie.

Sentire espressioni come “consolidata giurisprudenza” è indecoroso specie se si è in presenza di una perfetta chiarificazione di merito trascritta, dal 31-12-2018, in Legge dello Stato.

Il clima d’odio che alcuni detrattori, indottrinati artatamente da una o più associazioni di riferimento, continuano a perpetuare è francamente irricevibile, danneggia il decoro che ognuno dovrebbe riporre nel rispetto delle Leggi, l’etica, il rispetto tra esseri umani. Non vogliamo nemmeno proporre tutti gli insulti ricevuti in rete (anche se ne disponiamo un copioso archivio), non è nel Nostro DNA esasperare situazioni che non producono niente di sano ma solo incertezze, rancori e confusione dei cittadini in primis e degli operatori in secundis.

Ci permettiamo di citare un trafiletto del Consiglio di Stato che di certo non può operare al di sopra della attuale Norma, ma identifica un verso ricorsivo dei Giudici rintracciabile in quasi tutte le sentenze:

“Non può che ribadirsi, dunque, conformemente alla giurisprudenza di questa Sezione, che non essendo intervenuto atto di individuazione della figura del masso-fisioterapista come una di quelle da riordinare, né tantomeno atti di riordinamento del relativo corso di formazione o di esplicita soppressione, la professione (e relativa abilitazione) de qua è in sostanza rimasta configurata nei termini del vecchio ordinamento (L. 19 maggio 1971 n. 403, il cui art. 1, comma 1, ha conferito all’attività di massaggiatore e di masso-fisioterapista natura giuridica di libera professione” CdS 19-10-2015”

Oggi non è più necessario citare sentenze: 

  • La professione Sanitaria del Massofisioterapista è stata Messa ad esaurimento con l’apposito inserimento degli ultimi rimasti in elenchi speciali, previo i requisiti di legge contenuti nel D.M. del Ministero della Salute del 09-08-2019.
  • La formazione alla professione sanitaria non è più attivabile dalle Regioni a partire dal 31-12-2018, lo asserisce la Legge 145/2018 art. 1 comma 541:”In relazione a quanto disposto dall’articolo 6, comma  3,  del decreto legislativo 30 dicembre 1992,  n.  502,  non  possono  essere attivati corsi di formazione regionali per il rilascio di  titoli  ai fini dell’esercizio delle professioni sanitarie di cui alla legge  1°febbraio 2006, n. 43.” Abbiamo di proposito riportato il contenuto del comma in cui si evince inequivocabilmente che lo stesso Legislatore ammette, in maniera indiretta, che fino al 31-12-2018 le regioni potevano o avevano facoltà di attivare/proporre corsi di formazione regionali per il rilascio di  titoli  ai fini dell’esercizio delle professioni sanitarie di cui alla legge 1° febbraio 2006, n. 43.

Stanchi di essere ingiustamente attaccati, insultati, una sorta di bullismo perpetrato da adulti ben consapevoli del male che stanno promuovendo, confidiamo in un intervento netto dell’organo preposto alla tutela e che metta la parola fine ad una situazione a dir poco paradossale. Non è nostro il compito di difendere una Legge, è già paradossale scriverlo, ma siamo chiamati a questa mansione quotidianamente.

                       Con la più sentita considerazione massofisioterapista.org 

Ordine o non ordine, Albo o non albo, sempre e comunque figli di un dio minore.

Tratto da TGCOM:

Infine, tra gli interventi del Senato, un Fondo con una dotazione di 10 milioni di euro per l’anno 2020 destinato all’adozione di iniziative di solidarietà a favore dei famigliari di medici, personale infermieristico e operatori socio-sanitari (OSS) che “abbiano contratto, in conseguenza dell’attività di servizio prestata, una patologia alla quale sia conseguita la morte per effetto diretto o “come concausa” del contagio da COVID-19″.  Tra i beneficiari del Fondo non è stato inserito il maxi-ordine delle professioni sanitarie che include, tra gli altri, i tecnici di radiologia e i fisioterapisti, anche loro in prima linea sull’emergenza Coronavirus: si è tentato di correggere in corner la norma alla Camera, ma il fallimento delle trattative a Montecitorio su un mini-pacchetto di ritocchi condivisi e la blindatura del testo arrivato dal Senato, li ha lasciati fuori. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/cura-italia-camera-approva-voto-favore-b3075048-1673-4326-8b2a-abfde989b03b.html

Invito Ufficiale: UNITI I NOSTRI DIRITTI VENGONO RISPETTATI!

Invitiamo tutti i Massofisioterapisti già iscritti all’elenco speciale ad esaurimento istituito presso il TSRM PSTRP ad iscriversi alla news letter della FEDERAZIONE ITALIANA MASSOFISIOTERAPISTI. È semplice, veloce e sicuro e gratuito. Stiamo raggiungendo obiettivi di ragguardevole IMPORTANZA mai raggiunti prima, è la prova che uniti siamo una forza concreta. Coesi nella Federazione vedremo riconosciuti (finalmente) tutti i Nostri diritti. Ora Vi chiediamo un minuto per questa piccola ed importante operazione, clicca qui: https://www.fimft.it/blog/letter/ 

Con la più sentita della considerazione verso tutti i colleghi

Staff Massofisioterapista.org

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